Libri. Particelle di Cellulosa

Quando il Diavolo ti Accarezza

Come avere un’ottima idea e applicarla male.

Ero impercontenta di avere questo libro, lo apro, me lo studio e lo comincio piena di aspettativa, elettrizzata.

Dopo due pagine comincio a spegnermi.

E’ un periodo che ho cominciato ad interessarmi all’urban-fantasy, uno stile a mio avviso geniale, che collima il desiderio umano di qualcosa di nuovo, diverso, fantastico, uscito da una fiaba o da un incubo con la vita di tutti i giorni.

Ogni tanto si ricade nella tipica storia d’amore bla bla bla stronzate varie ma spesso si riescono a trovare dei mondi paralleli creati a regola d’arte.

Quando il Diavolo ti Accarezza non appartiene alla seconda categoria. Purtroppo.

Come idea non era neanche tanto male, buoni e cattivi che si scambiano le parti, angeli stronzi, infami e traditori, ambientato a Milano poi.

Ma la differenziazione dal banale termina qui. Il demone fighissimo, fortissimo e da sturbo. Un’eroina che studia all’università e lavora al bar la sera, disordinata e che vive da sola in un bilocale semi-interrato. Si innamorano, trombano e vivono per sempre felici e contenti. Poi c’è il demone numero due, fighissimo, sarcasticissimo e da sturbo pure questo. L’ex di lei che diventa (guarda un po’) uno dei cattivi e ci prende le mazzate.

Mapperpiacere!!!!

Una cosa che ho trovato divertente è stato l’inserimento nel libro di varie citazioni di serie e film realmente esistenti: “Star Trek, Buffy, Supernatural…” ma a volte la cosa diventa assillante. Vi sembra plausibile che una ragazza alla chiara domanda se tutto questo le sembrasse normale risponde che si, per lei è normale perchè è cresciuta tra Buffy e Star Trek?

Specifico che il “tutto questo” equivale a: Svegliarsi in piena notte per andare a riprendere l’amica in preda ad un raptus di sonnambulismo, salvare un tizio da un angelo prendendolo a borsettate mentre nel frattempo tieni stretta l’amica tua, metterla in macchina, mettere in macchina anche il tizio insanguinato da far schifo, portare la prima a casa sua e il secondo a casa tua, legarlo al letto e appiccicargli (così, per sport…) con lo scotch un foglio da un blocco notes con proprio il simbolo che GUARDA UN PO’ gli impedisce di muoversi.

E questo è solo l’inizio ragazzi… vogliamo parlare dell’ex drogato che va da lei a chiedergli i soldi per poi finire nelle mani dei cattivi? O della scoperta che proprio la tua amica è l’unica stronza ad essere figlia di un angelo e una donna e quindi soggetto del controllo dei primi?

Luca Tarenzi, potevi fare molto meglio, secondo me. L’idea era molto, molto carina. Peccato per il risultato.

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